Chi sono

Un classico esempio di YTALK

Quando nel 1993 mi sono collegato per la prima volta a internet non c’erano browser come Internet Explorer o Firefox ma un terminale testuale che si poteva gestire con dei comandi derivati da un sistema operativo che non avevo mai visto in vita mia: Unix. Linux era ancora un piccolo progetto che stava sviluppandosi in un gruppo di discussione e io dovevo capire cosa fare con quei comandi nuovissimi: gopher, tin, elm, ftp, telnet e così via.
Ai tempi non esistevano i sistemi di instant messaging quali Skype o Messenger, ma si usavano dei sistemi di chat che oggi, in tutta onestà farebbero proprio ridere. Ricordo ancora con emozione la mia prima chat con una studentessa americana, tramite YTalk. Lo schermo, rigorosamente in formato testuale, era separato da una barra orizzontale disegnata con dei trattini e da una parte scrivevo io, mentre dall’altra lei. Quel protocollo andava molto in voga ai tempi di Unix e devo dire che, sebbene ci separasse un oceano e un fuso orario, siamo riusciti a trovarci più di una volta: all’epoca lei si collegava già da casa, mentre io accedevo dai laboratori dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Nel frattempo il tempo è proprio volato. E’ arrivato il primo browser, Netscape, e poco dopo i primi sistemi di Internet Phone. I browser erano qualcosa di incredibile: attraverso un linguaggio veramente semplice, quale l’HTML, si potevano pubblicare pagine visionabili in tutto il mondo. Gli strumenti erano molto limitati: un editor di testo come notepad (il classico blocco note) e il browser stesso per testare il risultato.

        

Il sottoscritto nel lontano 1994

La mia home page nel 1995: fui il secondo studente di tutta Ca’ Foscari ad avere una sua pagina web. All’epoca per me Apple era inutile: solo con MacOSX mi sono convertito. Il nick con cui mi loggavo nei forum su usenet era MASTER (in stampatello).

Fui fra i primi studenti della mia università ad avere una home page: mi pare che esordì intorno al settembre del 1995, assieme alla prima Slackware, la prima distribuzione Linux di successo, installata nel mio portatile: far girare x-windows, con la scheda video del mio notebook Texas Instruments, non fu proprio una passeggiata di salute.  Allora per comunicare in rete si usava principalmente uno strumento solo: la posta elettronica. Ricevere una mail era, quasi giornalmente, una esperienza intensa, unica. Non esisteva lo spam, non c’erano scocciatori e, principalmente, internet era frequentata da studenti appassionati di informatica e  professori.

A distanza di quasi 20 anni, tutto è cambiato: la posta elettronica ormai è stata soppiantata da altri sistemi più spicci: Facebook, l’instant messaging, whatsapp, e così via. Già: il mio cruccio degli ultimi anni è stato proprio Facebook: in pratica è il sistema legale più immediato col quale chiunque possa farsi gli affari vostri. Amici impiccioni, vicini di casa curiosi, colleghi, conoscenti, chiunque potrà chiedervi l’amicizia per entrare pesantemente nella vostra vita, sfogliare le vostre foto, leggere i vostri commenti, carpire ogni dettaglio dei vostri interessi culturali, sociali, politici, economici. Pensate al ritorno per le aziende di marketing, oppure per i servizi segreti che potranno, ancora più facilmente, schedare le persone molto meglio che non ai tempi della dittatura stalinista.

places

Una tipica schermata di Facebook Places su iPhone

C’è stato un momento in cui mi sono fermato a riflettere, cercando di capire fin quanto Facebook fosse impermeato nella mia vita: la mattina mi svegliavo e controllavo le notifiche, che, puntualmente mi venivano segnalate dal mio smartphone. Appena scattavo una foto con gli amici, la pubblicavo instantaneamente nel social network, e non parliamo di quando utilizzavo la funzione in assoluto più impicciona: places, ossia quella che ti permette di condividere, in tempo reale, la tua posizione. Pensa che bello: posso scoprire dove si trova quella persona che, ogni volta che incontro per strada, non mi saluta mai. Wow!

Nel 2012 Silvio Pellico avrebbe potuto scrivere "Le mie prigioni" semplicemente collegandosi a Facebook da casa...

Quando, una settimana fa, circa, alla fine del mese di maggio 2012, mi sono cancellato da Facebook ho iniziato, nel giro di poche ore, a sentirmi quasi “libero”,  totalmente svincolato dalla mia prigione virtuale, fatta da amici che, magari se incrociati per strada, accennavano un saluto, mentre all’interno del social network si rivelavano presenti e molte volte critici. Certi, addirittura, si comportavano da grandi amici, quasi fratelli, e nella vita reale non aspettavano altro che l’occasione per trarre vantaggio dal sottoscritto. Già: Facebook era diventata una prigione, come quasi buona parte dell’intera tecnologia che ci circonda. Ho un iPad da usare quando sono in bagno, un tablet Android con funzioni di gps, un iPod Touch per ascoltare la musica, un iPod mini per andare a correre, un portatile Asus per vedere i film a letto, un portatile MacBook Pro dell’ultima generazione per programmare le applicazioni iOS, un desktop per giocare e fare musica con Cubase e i vari VST, un piccolo server sempre acceso e collegato a un gruppo di continuità, e tanti tanti tanti hard disk, oltre a un NAS. Senza considerare un iPhone, parcheggiato e usato solo per testare le applicazioni, e il mio cellulare Android, anche lui dell’ultima generazione.

Eppure, nonostante tutto ciò potrebbe considerarsi un sogno secondo i canoni di un tempo, non mi diverto più. Passo più tempo a gestire tutto questo gigantesco sistema che non ad utilizzarlo in maniera utile. Mi sono accorto che, da qualche anno, sono diventato il prototipo del consumatore tipo: continua rincorsa a gadget nuovi (e vi assicuro che, negli ultimi 10 anni, ne ho comprati di tutti i tipi), telefonini sempre più nuovi e potenti, navigatori satellitari, sistemi bluetooth per monitorare i miei allenamenti e molto altro ancora. Il tutto a discapito del bene più prezioso a mia disposizione: il mio tempo libero.

Il mio proposito è di cambiare: la tecnologia va usata a mio vantaggio per esprimere un pensiero, trasmettere delle idee, che siano esperienze condivise col mondo, che siano recensioni di libri o videogiochi che mi abbiano colpito, ricordi di una estate, analisi della scena sociale.
Va bene tutto, ma non l’essere schiavo del sistema che ci vuole solo come dei consumatori, sempre e ovunque, 24 ore su 24.

Mi chiamo Gianluca Musumeci, vivo dalle parti di Venezia, sono appassionato di arte, musica, informatica, fitness e sport in generale. Mi sto preparando al grande cambiamento, quello che coinvolgerà tutti non so quando, ma sicuramente nel giro di qualche anno. Perchè, in fondo, la società, così, non potrà andare avanti ancora per tanto.

4 Comments Chi sono

  1. Domenico

    Ciao gianluca, sono uno studente italiano , che ha dei problemi al ginocchio.
    Oggi mentre ne parlavo , con una mia prof mi ha detto che ha sentito parlare di un metodo , ovvero il Khalifa, che pare funzioni.
    Premetto che il mio è un problema di cartilagine articolare, e che sono stato operato due volte senza aver ottenuto elevati benefici!
    nelle due operazioni ( una a dx e una a sx) mi è stata rilevata una sofferenza cartilaginea lieve ( condrite tra 1 e 2 grado), ed ho ricevuto lo scavino cartilagineo.
    Secondo te il dottore potrebbe aiutarmi??

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  2. Gianluca

    Gentile Domenico,
    Il dottor Khalifa interviene a livello muscolare. Per cui dubito che possa far qualcosa in relazione a problemi di cartilagine. Nulla ti vieta, però, di contattarlo (scrivimi privatamente per i dettagli: gianluca@gianlucamusumeci.com) per avere un feedback direttamente da lui.
    Distinti saluti.
    Gianluca

    Reply
  3. Massimiliano.a

    Ciao Gianluca sono io Massimiliano A. pure io mi sono cancellato da facebook,ricettacolo di bulli e leoni da tastiera,e gente che senza conoscerti personalmente ti getta fango addosso.

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  4. Federica

    Buongiorno,

    Le ho scritto una email ma mi chiedevo se l’indirizzo fosse ancora attivo.

    Grazie mille

    Reply

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