Pensieri di Tartarugòfora. Geopolitica dell’Italia

Cari amici umani, eccomi di ritorno da una lunga pausa. In questo mio intervento piuttosto corposo, desidero parlarvi di un argomento spinoso, almeno per voi cittadini italiani.  Vorrei dirvi che il fulcro del discorso riguarda l’eterna divisione fra cittadini del nord Italia e quelli del sud Italia, ma per illustrarvi il grave errore nel fomentare eternamente la suddetta divisione è fondamentale che io vi fornisca le basi teoriche essenziali per afferrare l’importanza di una Italia unita, saldamente legata ai destini della Sicilia.

Premesse

Per fare ciò dovrò parlarvi, appunto, di geopolitica dell’Italia. Intanto, la solita doverosa premessa perchè magari non tutti sanno cosa sia la geopolitica. Richiamando l’omonima voce di Wikipedia, per geopolitica si intende quella disciplina che studia la relazione che intercorre fra geografia fisica, geografia umana e azione politica, e non è da confondersi con geografia politica.

Laureato in filosofia, Lucio Caracciolo è considerato uno dei più quotati esperti di geopolitica.

In Italia la geopolitica non è mai stato un argomento dibattutto e studiato alla stregua di altre discipline, magari economiche e giuridiche, tanto amate nelle università. Al massimo, ci si può rifare a qualche testo di riferimento pubblicato da autori internazionali oppure a una rivista divenuta, per assenza di concorrenti, la più nota, almeno a livello popolare, ossia Limes, fondata e diretta da Lucio Caracciolo dal 1993.

Gli interventi all’interno di Limes sono variegati, poichè non vi scrivono solo studiosi o accademici, ma anche decisori: generali come Carlo Jean, economisti ed esperti di politica estera, oltre a una serie di personaggi abili nell’illustrarci in dettaglio l’importanza di paesi e continenti in relazione alla loro posizione geografica, risorse e potere. Gli articoli si rivelano interessanti ed istruttivi, ma, spesso, quando l’oggetto di studio si rivela essere l’Italia, emozioni e sentimenti distorcono i fatti, che, almeno normalmente, dovrebbero essere freddi ed oggettivi: l’Italia è un paese latino e i suoi abitanti, talvolta, latitano in quella dote di sangue freddo che, invece, abbonda nelle mie vene di rettile.

Che cos’è l’Italia?

Per Italia, a livello geografico, si intende quella parte di territorio situata fra le Alpi ed il Mar Mediterraneo, nell’Europa del sud.  All’atto pratico, l’Italia comprende:

Una parte continentale che comprende la catena alpina e la pianura  padano-veneta. Tale parte si estende a nord di una linea che va da La Spezia a Rimini. – Una parte peninsulare che dal continente europeo si inoltra all’interno del Mar Mediterraneo verso sud. In essa sono incluse alcune isole, fra quali le maggiori risultano essere la Sicilia, la Sardegna e la Corsica.

La parte continentale dell’Italia

Attraverso le Alpi, essa è a contatto con la massa continentale europea: le regioni confinanti, ossia Francia ad ovest, Germania a nord e pianura carpatico-danubiana ad est, hanno una maggior compattezza territoriale e premono, con le loro risorse e la loro popolazione, sul nord Italia. Le stesse alpi costituiscono una barriera di scarso conto, dato che, già in passato, sono state scavalcate agevolmente dagli eserciti invasori. Il nord Italia si rivela essere una zona ricca di acque, grazie alle Alpi ed ai grandi laghi prealpini, che le hanno fornito forza motrice e una ricca agricoltura. Il clima estivo caldo ha sempre invogliato i popoli transalpini all’invasione, dagli antichi Celti ai Germani, per arrivare a quelle più recenti delle monarchie francesi ed impero asburgico. Nel corso dei vari secoli è stato impossibile fondare uno stato unico e compatto nell’Italia del nord, perchè non avrebbe mai potuto sostenersi da solo contro le più grosse potenze dell’Europa continentale, convergenti a spartirselo. L’Italia del nord è aperta su due mari separati dalla penisola italiana, e, in questa situazione così esposta, una difesa coordinata da attacchi dal mare è letteralmente impossibile. Per di più, considerate che, da sempre, Genova e Venezia hanno lottato fra di loro in una lotta fratricida, priva di un vero sbocco politico o di una egemonia, indebolendosi a vicenda.

Possiamo, quindi, concludere che il nord Italia sia stato sempre contraddistinto da un valore economico enorme atto ad attrarre le potenze confinanti e da una debolezza strategica congenita.

La parte peninsulare dell’Italia

In questo caso il discorso è, radicalmente, diverso. La storia romana ci insegna che un punto centrale e baricentrico come Roma può mantenere il dominio sull’appennino, sulle coste tirreniche ed adriatiche. Proprio a Roma, infatti, convergono la strada litoranea tirrenica e quella che segue la valle del Tevere.  Ogni attacco proveniente dal mare può essere agilmente respinto, così come eventuali invasioni da nord, poichè obbligate a percorrere corridoi facilmente difendibili. Un tipico esempio di quanto appena espresso è costituito dall’invasione di Pirro in Puglia: fallì perché il capo supremo dell’Epiro (che oggi corrisponde a parte di Grecia ed Albania) non avrebbe mai potuto far sbarcare a Taranto un numero di soldati sufficiente a sconfiggere quelli Romani. Il problema strategico fondamentale per la penisola italiaca è rappresentato dalla Sicilia, ed i Romani se ne accorsero sin da subito: privati del controllo sulla Sicilia, il mare Adriatico ed il mar Ionio sarebbero rimasti completamente isolati dal mar Tirreno. In pratica, chi occupa la Sicilia, può tranquillamente esercitare rapide offensive piratesche sulle coste italiane, senza doversi preoccupare di difese particolarmente organizzate. Riuscire a far transitare una flotta difensiva dal Mar Tirreno al Mar Adriatico sarebbe impossibile. I Romani colsero questo concetto e lottarono fino all’esaurimento con i Cartaginesi, i quali cedettero per primi, perdendo la Sicilia alla fine della Prima Guerra Punica. Rinunciare alla Sicilia si rivelò un disastro per Cartagine: le navi romane ebbero modo di passare dal Mar Ionio al Mar Tirreno, occupando, senza grossa alcuna resistenza cartaginese, le coste della Sardegna e della Corsica.

La storia maestra di vita

Alla luce della storia romana, possiamo già intuire un primo nucleo del significato della geopolitica dell’Italia.

La Sicilia controllata dalla penisola italiana consente alle flotte di poter passare dall’Adriatico al Tirreno: lo stato a cavallo dell’Appennino con la Sicilia può difendere con successo le proprie coste. Con queste premesse, è relativamente facile occupare la vicina Sardegna e, di conseguenza, controllare completamente il mar Tirreno e, attraverso la Corsica, il mar Ligure. A quel punto, attraversare la valle del Po e giungere alle Alpi è solo questione di tempo: le popolazioni del nord Italia, divise fra Celti e Veneti, non avrebbero mai potuto resistere validamente all’impatto delle milizie Romane.

I concetti cardine

Il significato dell’Italia a livello geopolitica si può, quindi, riassumere nei seguenti concetti:

Il baricentro dell’Italia è situato approssimativamente nella zona di Roma.

Privata del controllo della Sicilia, la penisola italiana rimane sguarnita di difese in caso di attacchi provenienti dal mare. Come conseguenza del punto precedente, una entità politica ristretta alla sola penisola italiana non può sussistere a lungo. Il controllo italiano della Sicilia consente il controllo della Sardegna e, successivamente, dell’Italia del nord.  

L’Italia può sussistere come stato solo se la Sicilia è controllata stabilmente.

Il controllo della Sardegna protegge le coste del tirreno e permette l’inclusione nei confini italiani della pianura compresa fra le Alpi e l’Appennino settentrionale.

Come vi spiegavo nell’incipit del mio intervento tartarugoso, attraverso il versante esterno delle Alpi si entra a contatto con paesi grandi ed estesi dell’Europa continentale, ponendo i confini in una situazione di preoccupante instabilità, obbligando l’Italia a dotarsi di un esercito numeroso e potente. Inoltre, alla luce della grande estensione delle proprie coste, l’Italia dovrebbe essere equipaggiata di una grande flotta navale. Insomma, data la configurazione del proprio territorio, l’Italia dovrebbe essere potenza navale e terrestre. E ciò, almeno per il momento, è estremamente difficile e improbabile.

Ecco spiegato il vero motivo di molti insuccessi politici e militari del nostro paese, dall’unità del 1861 fino ad oggi.

Le due Guerre Mondiali

L’Italia è dotata di numerose città sorte in riva al mare. In senso anti-orario abbiamo: Genova, Livorno, Napoli, Salerno, Cagliari, Palermo, Catania, Messina, Reggio Calabria, Taranto, Bari, Venezia e Trieste. Per difendere tutte queste città l’esercito è inefficace: prima di tutto occorre avere una flotta forte. Anche la stessa Sardegna e la Sicilia potrebbero essere a rischio.

Questo, probabilmente, si rivela essere il vero motivo per cui l’Italia, nel 1914, entrò in guerra contro gli imperi centrali, invece che contro Francia e Inghilterra. L’esercito italiano, se opportunamente rifornito via mare, era in grado di sostenere agevolmente lo scontro terrestre contro gli Austro-Tedeschi, mentre, in caso di conflitto coi Franco-Inglesi, avrebbe subito irrimediabilmente il blocco navale nonchè continui attacchi distruttivi contro le città costiere, rischiando di perdere la Sardegna e, forse, anche la Sicilia.

Strategicamente l’Italia vinse la Prima Guerra Mondiale servendosi del proprio esercito e del sostegno navale inglese, che le garantì rifornimenti via mare e sicurezza per le proprie coste.

L’Italia venne meno a questo principio strategico vincente nella Seconda Guerra Mondiale, quando decise di affrontare la potenza marittima inglese. Prima subì il logorante blocco navale inglese e, successivamente, con l’ingresso in guerra degli Stati Uniti, si ritrovò a sostenere l’urto aero-navale degli americani e dell’Impero Britannico, con tutte le risorse nelle linee costiere prive di difese.

Come conseguenza vi fu il disastro, la logica invasione e occupazione della Sicilia, che vi ricordo divide il Mar Adriatico dal Mar Tirreno, e assicurò agli alleati una rotta sicura di rifornimento attraverso il Mar Mediterraneo.

Con la successiva occupazione di Roma, la campagna d’Italia fu, di fatto, conclusa: la conquista del nord Italia si rivelò, infatti, un aspetto marginale del grande conflitto.

Partendo dalla Sicilia, gli alleati si sono assicurati la conquista del resto del suolo italico (cliccare per ingrandire)

Questa stretta di mano costò cara agli italiani: Francisco Franco fu tanto amico degli italiani prima della Seconda Guerra Mondiale tanto quanto prudente e accorto durante il conflitto. Per noi italiani fu uno sforzo inutile sostenere il suo governo.

Possiamo dire che, strategicamente, la politica italiana, condotta dagli anni ’20 fino al secondo conflitto mondiale, si sia rivelata scorretta: l’attacco e la conquista dell’Etiopia portò numerose forze italiane in quel paese, il cui accesso però è bloccato dal canale di Suez, controllato dagli inglesi. In caso di conflitto, ritrovandosi privata di rifornimenti, l’Etiopia sarebbe caduta in poco tempo, salvo l’esercito italiano non avesse occupato rapidamente l’Egitto. Gli Italiani, in grossa difficoltà nel Mediterraneo stesso, non riuscirono ad isolare l’Egitto dall’Inghilterra, e, con il canale di Suez saldamente in mano agli inglesi, l’Etiopia cadde. L’Italia forni, inoltre, un contributo decisivo alle forze franchieste in Spagna. Anche questo investimento umano ed economico si rivelò fallimentare, poichè, successivamente, le forze spagnole non intervennero in aiuto dell’Italia fascista.

Visti a posteriori, gli interventi italiani in Etiopia ed in Spagna furono un grave depauperamento di risorse.

Conclusioni geopolitiche

Gli antichi Romani, secoli fa, senza internet, i computer, le enciclopedie, i telefoni, i satelliti e gli aeroplani, individuarono la chiave che avrebbe portato l’Italia ad essere una grande potenza. Durante le guerre puniche intuirono che il controllo del canale di Sicilia, tramite l’occupazione della odierna Tunisia, dove ai tempi sorgeva Cartagine, poco distante dall’attuale Tunisi, avrebbe portato al controllo assoluto della navigazione nel Mar Mediterraneo, dividendolo in due parti. Dominando Cartagine (il territorio tunisino), la Sicilia e la Sardegna, Roma divenne la signora incontrastata del Mediterraneo: solo dopo aver conquistato questa posizione dominante, e ovviamente non prima, l’Impero Romano valicò il canale di Otranto attaccando i Greci nei Balcani. Il successo fu inevitabile perchè conseguenza della posizione centrale nel mediterraneo.

L’impero Romano (clicca per ingrandire)

L’Italia fascista seguì una politica opposta: senza avere il controllo della Tunisia e, conseguentemente, il controllo assoluto del Mar Mediterraneo, si gettò in un attacco sconsiderato contro la Grecia.  E’ facile immaginare che in fondo al canale d’Otranto, vi siano molte più salme di soldati italiani silurati dai sommergibili inglesi, che non le perdite sul fronte greco.

A livello strategico, gli inglesi sacrificarono tutti i loro possedimenti, compresa Singapore, pur di difendere la loro posizione nel Mediterraneo, soprattutto in Egitto, che Winston Churchill, primo ministro inglese, riteneva assai più importante di Singapore stessa. I tedeschi compresero troppo tardi l’importanza strategica del possesso della Tunisia, che occuparono tardivamente ed inutilmente solo nel 1943, in seguito allo sbarco americano di Casablanca, Orano ed Algeri. La Tunisia merita un piccolo approfondimento: passò sotto il controllo francese dopo il congresso di Berlino del 1878. Probabilmente, fu errore di scarsa lungimiranza di Bismark, poichè permise alla Francia di rafforzare la propria posizione nel Mediterraneo, condannando l’Italia ad essere uno stato secondario, in balia sia della Francia proprietaria di di Corsica e Tunisia, sia dell’Inghilterra  proprietaria di Gibilterra, Malta e Cipro e del canale di Suez.

L’Italia, divenuta uno stato secondario e spaventata dalla potenza francese, dovette entrare di malavoglia nella triplice alleanza alleandosi con Austria e Germania come male minore, ma tutto questo si rivelerà fallimentare per gli Austro-Tedeschi. Però, poi, l’Italia, bloccata per mare dagli imperi franco-inglesi, entrerà nella Prima Guerra Mondiale attaccando gli imperi centrali.

Illusioni

Nella storia recente, una forza politica sorta 25 anni fa ha riscosso un consenso locale predicando l’autonomia politica ed economica dell’Italia padana, tramite il distacco della parte peninsulare del Paese. Questo sarebbe un suicidio politico ed economico per la parte nord del paese, che sarebbe subito spartita in piccole fette e sottoposta all’egemonia francese o tedesca e trattata come colonia da spremere (come sempre è accaduto da Napoleone a Metternich), mentre la parte peninsulare e le isole manterrebbero comunque una propria saldezza ed identità nazionale.

E’ in realtà  l’Italia ad aver bisogno della Sicilia e della penisola per essere una realtà politica autonoma e non viceversa.

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