Pensieri di Tartarugòfora. Il fumo

Cari amici ben ritrovati. Era un sacco di tempo che non scrivevo semplicemente perchè ho fatto un po’ di compagnia al mio caro compagno di mille avventure Pigoscelide. Tornato lui, sono ritornata pure io. Come avete trascorso le ferie? Io ho fatto un sacco di dialoghi edificanti con Pigoscelide, e, un po’ alla volta, vi renderò partecipi di quanto è emerso.

Dopo aver ampiamente discusso l’argomento “alcolici”, oggi vorrei parlarvi del tabacco e di tutte le sue implicazioni.

Abbiamo già visto in precedenza come un’accisa sull’alcol potrebbe portare o ad una diminuzione dei consumi o ad un forte aumento delle entrate. In ogni caso, i cittadini ci guadagnerebbero o in salute o, quantomeno, in risorse economiche a disposizione dello Stato.

Lo stesso discorso di natura economico-funzionale si applica al fumo. Vi è, però, una sostanziale differenza: mentre un consumo moderato di bevande alcoliche è senz’altro accettabile, il fumo è dannoso anche in dosi minime.

Detto in maniera più diretta e immediata: non bisogna fumare perché fa male. D’altronde, io che sono Tartarugofora non arriverei certamente a cento anni, in ottima forma e ben raziocinante, come d’altronde lo sono mio padre e mio nonno, se fumassi come fanno molti di voi umani.

 

Comunque, passiamo all’analisi e osserviamo insieme un tipico pacchetto di sigarette. Chi fuma al giorno d’oggi è puntualmente avvertito relativamente alle conseguenze nefaste: il fumo uccide. Eppure, pur leggendo che il fumo uccide, il fumatore fuma comunque. Se, in autostrada, vi fosse un bivio, uno che porta a destinazione e uno in un burrone con morte sicura, chi sarebbe quel pazzo desideroso di suicidarsi? In entrambi i casi vi è una forma preventiva di ammonimento, ma, nonostante ciò, una cospicua percentuale di umani decide volontariamente di suicidarsi.

 

Com’è possibile?

Chi decide di fumare e si ostina a farlo è un debole. Perché la sigaretta non si fuma da sola: chi fuma deve cercarla presso un tabaccaio, sborsare del denaro per acquistarla, scartare la confezione ed estrarla dal pacchetto, portarla alla bocca ed accenderla. Il tutto un numero svariato di volte nel corso della giornata.

Il fumo genera dipendenza, è risaputo.

Per smettere di fumare è necessario mettere in atto una grande forza di volontà che, tutto sommato, sarebbe meglio adottare ancor prima di iniziare a fumare.  Nel caso il riquadro vi sia sfuggito nella foto del pacchetto di sigarette che vi ho mostrato poco sopra, vi ricordo che il fumo uccide. Il meccanismo su cui si basa è diabolico: la nicotina del tabacco genera dipendenza, esattamente come le droghe più note.

Prima di illustrarvi i meccanismi che generano dipendenza, vorrei snocciolare qualche statistica. Negli Stati Uniti nicotina e componenti del tabacco sono responsabili della morte di circa 1100 americani al giorno. Ogni anno muoiono 443.000 americani, per un totale di 5,1 milioni di anni-vita persi (Morbidity and Mortality Weekly Report, 2009a). Nel mondo muoiono prematuramente 4,3 milioni di persone a causa del fumo, e, ogni anno, ben 900.000 americani diventano dipendenti dalla nicotina. Cari amici umani, con questo dato che sto per fornirvi vorrei offrirvi una fonte di riflessione ulteriore: negli Stati Uniti, i soggetti dipendenti dal fumo che sono anche malati psichiatrici, sono responsabili del 70% di tutte le sigarette fumate (Grant et al., 2004). Il fumo, inoltre, è comune nelle classi socioeconomiche più basse. Negli Stati Uniti i fruitori di Medicaid (un programma federale sanitario di supporto alle famiglie a basso reddito) sono sproporzionalmente soggetti a malattie e invalidità dovute al tabacco (Centers for Disease Control and Prevention, 2006). Oltre ad essere tipico dei ceti economici medio bassi, il fumo è molto diffuso nei gruppi culturali dello stesso livello: nel 2008, fra gli adulti in possesso di un certificato di scuola professionale, la percentuale di fumatori era del 41,3%, fra i diplomati di scuola superiore (che comprendono la media di tutti i fumatori) la percentuale era del 27,5%, mentre, infine, fra gli adulti laureati era del 5,7% (Morbidity and Mortality Weekly Report, 2009b). Ogni giorno 6000 adolescenti americani provano la loro prima sigaretta e 3000 bambini diventano fumatori abituali. Sicuramente, almeno 1000 di loro moriranno per malattie correlate al fumo e ben 9 su 10 diventeranno dipendenti entro i 21 anni. Oggi, negli USA, ben TRE milioni di adolescenti sono fumatori.

Vi ho spaventati?

Il bello deve ancora venire.

 

Scientificamente parlando, dopo una lunga ricerca condotta su un bel libro dedicato alle droghe e ai farmaci psicoattivi che mi ha prestato il mio amico Gianluca (che mi ospita nel suo blog), scritto da Julien, Advokat e Comaty, ho scoperto che la nicotina è sospesa nel fumo di sigaretta sotto forma di minuscole particelle di catrame, ed è assorbita in maniera immediata dai polmoni nel momento in cui il fumo viene inalato. Il sangue si satura rapidamente di nicotina, sebbene, una volta lasciati i polmoni, ne possa trasportare solo una piccola quantità. La concentrazione arteriosa, quindi, aumenterà lentamente, ma il sangue portato al cervello sarà quasi completamente saturo di nicotina: ecco, quindi, spiegato, il motivo che rende la prima sigaretta della giornata la più piacevole. Sembrerebbe che, negli ultimi sette anni (secondo uno studio del 2007 condotto dalla Harvard School of Public Health) il rilascio di nicotina sia aumentato dell’11%, aumentando ulteriormente il potenziale di dipendenza dalle sigarette.

Insomma, non voglio essere  troppo prolissa: alla fine, il senso è che i fumatori “autoregolano” il livello di nicotina nel loro sistema in modo tale da produrre l’effetto desiderato (solitamente il rilassamento) ed evitare gli effetti indesiderati a concentrazioni troppo alte (tremori) o troppo basse (senso di astinenza).

Ogni mattina il fumatore si alza in uno stato di astinenza da nicotina: è emblematico che fumi una o più sigarette molto rapidamente per raggiungere livelli ematici adeguati, e che continui a fumare nel corso della giornata per mantenere quello stesso livello. Non è raro che, nei casi più acuti di dipendenza, si debba svegliare la notte per fumare.

L’emivita della nicotina è pari a circa due ore in un fumatore cronico, e ciò lo obbliga a continue somministrazioni per non incorrere nei sintomi dell’astinenza. Fra le altre cose, per chiudere la parentesi meramente scientifica, vi ricordo che la nicotina penetra rapidamente nel cervello, attraversa la placenta e si distribuisce in tutti i fluidi corporei, compreso il latte materno. In pratica, una madre fumatrice che nutre il proprio neonato con del latte alla nicotina, non fa altro che iniziare il figlio agli effetti di tale sostanza, senza che il piccola possa farci nulla.

Dopo tutta questa digressione sui meccanismi di espansione della nicotina all’interno del corpo di voi umani, sarebbe logico intuire che, trattandosi di un prodotto altamente tossico e dannoso, dovrebbe essere immediatamente ritirato dal commercio. Il suo consumo dovrebbe essere vietato all’interno del territorio nazionale, dato che fumare non è una attività necessaria.

Purtroppo, però, essendo un prodotto che genera dipendenza non si può certamente vietare dall’oggi al domani.

Secondo la sottoscritta, sarebbe più intelligente applicare un’accisa sul tabacco: con un prezzo di un euro a sigaretta il fumo diventerebbe un vizio esclusivo delle persone abbienti, che, in più, contribuirebbero al bene dello Stato finanziando la sanità pubblica. Chiaramente, il tutto per non oltre dieci anni, trascorsi i quali il fumo sarà vietato ed

il suo commercio e consumo perseguiti penalmente.  

E’ arrivato il momento che le multinanzionali la finiscano di arricchirsi alle spalle della comunità nazionale e dei suoi componenti più vulnerabili e meno avveduti!

 

Sarebbe necessario ideare un vera pubblicità shock per far capire a tutti che prendersi un cancro da fumo non è una cosa per veri uomini. Non si deve più tollerare che gli studenti fumino di nascosto o, addirittura palesemente, come se la loro fosse una bravata adolescenziale attraverso la quale si cresce e si matura. Il fumo non deve essere interpretato come un elemento di emancipazione che equipara la donna all’uomo, o il bambino all’adulto.

Chi fuma arreca del male a sé stesso suicidandosi a rate e ciò non è un comportamento da tollerare.

Il grado di dipendenza e fanatismo che coglie i fumatori è talmente elevato da spingerli ad aggredire chiunque ricordi loro i danni del proprio vizio. E, a tal proposito, vorrei raccontarvi l’esperienza di un mio amico. Nel decennio scorso fu condotto un esperimento sociale in un uffcio pubblico, quando ancora in tali luoghi il fumo non era vietato dalla legge. Un dipendente non fumatore affisse sul distributore di bevande dei cartelli dissuasivi che, a onor di cronaca, ho deciso di mostrarvi:

Ciò che accadde in quell’ufficio pubblico potrebbe essere equiparato al finimondo: arrivò, addirittura, il dirigente ad intimare di rimuovere quei disegni poichè spaventavano i dipendenti fumatori.

Ironia della sorte, il dirigente, anch’egli fumatore, morì di cancro qualche anno dopo, senza aver mai provato a smettere di fumare. Del resto, molti colleghi per ingraziarselo gli offrivano continuamente quelle stesse sigarette che, come una goccia che scava nella pietra, alla fine lo avrebbero portato alla morte. Per la medesima ironia della sorte di cui sopra, lui li ringraziava, ogni volta, ostentando gratitudine e simpatia!

Tenete in considerazione che i venditori di morte, ossia i produttori di sigarette, oltre ad elevare costantemente la concentrazione di nicotina in modo da procurarsi sempre nuove vittime, utilizzano qualsiasi tipo di strumento per plagiare la mente degli adepti deboli: avete mai sentito parlare di pubblicità subliminale? Chiaramente, i fattori su cui far leva sono quelli legati al sesso, sebbene sia risaputo che il fumo provochi impotenza cronica ed invecchiamento precoce della pelle.

Ecco a voi, cari amici, un esempio.

Questa è la copertina di un celebre pacchetto di sigarette.

Come potete constatare, nella foto del cammello è nascosta l’immagine di un uomo con un pene ben eretto.

Nel caso il riferimento subliminale non fosse proprio evidente, viene rafforzato direttamente da una scritta (SEX).

I want your SEX!

C’è da aggiungere altro?

Sicuramente. Ma io sono una tartaruga e credo di aver detto anche troppo. Vi ho fornito la prova conclamata che una minoranza organizzata vende veleno (tabacco) e si arricchisce alle spalle di tutti quelli che, convintamente, fumano e muoiono di cancro.

Le principali religioni del mondo non hanno mai detto nulla contro il fumo; cosa inspiegabile, poichè tutte affermano che l’essere umano sia sacro e ritengono il suicidio una grave colpa.

Si sa, però, che inimicarsi i fumatori, che superano il 30% della popolazione, fa diminuire il consenso e fa prendere meno voti…

Al giorno d’oggi, leader politici e religiosi incoraggiano o ignorano i vizi della gente perché assecondare tutti, specie se hanno torto, fa aumentare il consenso.

E’ questa la società che vogliamo per il futuro?

  Con quest’ultima immagine, la vostra amica Tartarugofora vi saluta e vi rimanda al prossimo intervento dedicato ai giocatori d’azzardo.  

Ah… dimenticavo.. Vi ricordate quel meraviglioso testo di medicina dedicato alle droghe e ai farmaci psicoattivi? Fumo e caffè vengonon affrontati nel medesimo capitolo. Lascio trarre a voi tutti le debite conclusioni.

   

Vostra affezionatissima Tartarugofora

 

5 Comments Pensieri di Tartarugòfora. Il fumo

  1. giovanni nani

    Ragazzi, questo aspetto affontato nell’articolo è molto importante!
    La persuasione e i messaggi subliminari nascosti nei pacchetti e non solo li è veramente un’arma sottile ma molto efficace!
    Questo aspetto lo affronto anche qui: http://www.smettere-di-fumare-sigarette.com
    Il fumo non è solamente un vizio ma provoca una fortissima tossicodipendenza sia fisica che psicologica, dunque se potete DECIDETE DI SMETTERE per sempre!
    Ciao, Giovanni 🙂

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  2. Pingback: Pensieri di Pigoscèlide: il gioco | Gianluca Musumeci | Blog

  3. alberto

    Il problema è che il vizio é radicato nella storia della’uomo e essendo sempre stato accettato é impensabile proibirlo..si tornerebbe al proibizionismo dell’alcool.. in più i governi guadagnano molto con le accuse..molti politici e medici fumano..io penso che quel che il governo italiano ha fatto sia sufficiente per far capire che è sbagliato.. vietata la pubblicità.. i pacchetti hanno le informazioni..vietato nei luoghi pubblici.. ormai è risaputo che fa malissimo.. Se uno vuol fumare a questo punto che fumi..

    Reply
    1. Gianluca Musumeci

      Caro Alberto,
      Da psicologo specializzando in Neuroscienze, ho avuto modo di studiare nel solito testo accademico che quando si bevono oltre quattro caffè al dì si rientra nei casi di caffeinismo, ossia dipendenza da caffeina.
      Un salutone.
      Gianluca

      Reply

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