Pensieri di Pigoscèlide: il gioco

Bentornati miei cari amici, oggi vorrei parlarvi di un argomento scottante che, in un modo o nell’altro, sono sicuro abbiate sperimentato in via indiretta anche voi, magari grazie a un amico, un parente o un conoscente.  Dovete sapere che un paio di settimane fa stavo passeggiando con la mia amica e compagna di mille avventure Tartarugofora, quando, passando davanti a un bar gestito da alcuni orientali, ho visto un ometto sulla sessantina, calvo, con baffetti e occhietti vispi, scendere da una utilitaria per affrettarsi ad entrare di soppiatto nel locale in questione. Si è diretto verso una macchinetta adibita al gioco del videopoker e, mentre io e Tartarugofora ci guardavamo con disappunto, lui ha iniziato a farsi sfilare banconote da 50 euro da quella macchinetta malefica. Non era solo: nel giro di pochi minuti, vicino a lui, nelle altre macchinette, a fargli compagnia vi erano uno studente, una pensionata e un uomo di mezza età.

Avrete intuito che oggi desidero parlavi del gioco. Naturalmente non mi riferisco a quello dei bambini o degli adulti con il proprio animale domestico, ma il più famoso gioco d’azzardo ed equivalenti: bingo, lotterie, slot machine, videopoker, casinò, gratta e vinci, scommesse, più varie ed eventuali.

Vi chiederete come mai il nostro governo permetta un tale stillicidio di risorse economiche nelle famiglie, specie fra le classi meno abbienti (che, vi ricordo in base all’intervento di Tartarugofora, sono anche quelle che fanno uso più elevato di sigarette): sembrerebbe che la giustificazione, almeno apparente, sia la necessità cronica di soldi da parte dello Stato italiano.

Tutto sommato, invece che imporre tasse che suscitino proteste e fughe elettorali, basta incrementare le offerte di “giochi” per dare una sistematina al bilancio pubblico.

  La scusa ufficiale, fornitaci da chi ci propina questo giochi succhiasangue, è che giocarci non è assolutamente obbligatorio o automatico: occorre la precisa volontà di farlo. E poi, tutto sommato, la solita fonte afferma che, se si gioca con moderazione, con piccole cifre insignificanti qui e lì, giusto per “divertirsi” ogni tanto, che danno e che male possono arrecare?  

I venditori di giochi d’azzardo vogliono offrirci la falsa immagine di un mondo idilliaco e perfetto, dove il gioco contribuisce a creare denaro e divertimento.

“Lasciatemi sognare, con una schedina in mano”, recitava così la canzone “L’italiano” di Toto Cutugno, utilizzata in uno dei numerosissimi spot del gioco d’azzardo in Italia

Vi ricordo, miei cari amici, che la pubblicità dei giochi d’azzardo viene messa in onda anche nella televisione di stato, per la quale è obbligatorio pagare un canone: sinteticamente parlando, siamo subdolamente indotti a giocare. Tali spot, spesso, si avvantaggiano della presenza di celebrità compiacenti, quasi sempre appartenenti al mondo dello sport. L’immagine del ragazzo giovane, vincente, ricco e belloccio sicuramente si adatta bene alla percezione delle infinite possibilità offerte da una eventuale vincita al gioco d’azzardo. Gli esempi, chiaramente si sprecano.

Francesco Totti, sponsor del Videopoker

Il portiere della nazionale e della Juventus, Gigi Buffon, evidentemente fa delle scommesse un’autentica ragione di vita. Chi meglio di lui avrebbe potuto sponsorizzarle?

 

]4 Anche l’ex ferrarista Fisichella si è prestato a pubblicizzare il gioco d’azzardo.

  Ora vorrei parlavi di statistica. Prima che cadesse di moda a favore di altri giochi nettamente più dispensiosi (e statisticamente meno vantaggiosi), per tanti anni gli italiani hanno sperato nel celeberrimo totocalcio. Se avessero, però, studiato un po’ di calcolo della probabilità, avrebbero scoperto che le possibilità di azzeccare tredisci risultati giusti di fila (con tre scelte a disposizione, ossia 1, x o 2) è equivalente al seguente valore (il carattere “asterisco” rappresenta l’operatore “moltiplicatore”):

1/ (3 ^ 13)   =    1 / (3 * 3 * 3 * 3 * 3 * 3 * 3 * 3 * 3 * 3 * 3 * 3 * 3)   =   (1/1.594.323)

Tradotta, significa

una possibilità su circa un milione e mezzo (ossia lo 0,000063 %). Per dovere di cronata, vi offro il calcolo della probabilità di azzeccare un sei al super enalotto. Considerate che si tratta semplicemente dell’estrazione di una precisa sequenza di sei numeri, senza reinserimento, da un gruppo di 90 elementi. In soldoni, si centra un sei al superenalotto con una probabilità su seicentoventiduemilioni seicentoquattrodicimila seicentotrenta possibilità (ossia lo 0,00000016%). Il passaggio dal totocalcio al superenalotto è costato agli italiani circa quattrocento volte in meno la già infinitesimale possibilità di vincere. Insomma, non ci vuole un genio della matematica per capire che una probabilità su oltre seicento milioni costituisca un valore che possiamo definire altamente improbabile. Figuriamoci, poi, quando a monte vi sono i cabinati del videopoker o delle slot machine, con algoritmi creati appositamente per evitare accuratamente che il banco ci rimetta.

Con il gioco d’azzardo, alla fine si sa sempre che il banco vince e chi gioca ci rimette. Inequivocabilmente.

Lo schema di funzionamento della mattanza dei tonni

Il celebre attore Tom Cruise ormai è più noto alle cronache per la sua militanza in una celebre setta pseudo-religiosa, che non per la qualità delle sue ultime produzioni cinematografiche.

Esattamente come nel caso del fumo, trattato dall’amica Tartarugofora, anche in questo caso l’obiettivo di chi vuole i nostri soldi sta nell’istigarci al gioco. Il meccanismo è simile a quello di una tonnara. La logica, appunto, sta nella facilità e banalità con la quale è possibile entrare, ma nella pressochè impossibilità dall’uscirne vivi. Lo schema, secondo il quale è facile entrare ma difficile o impossibile uscire, lo ritroviamo applicato in diverse circostanze: entrare in una setta, nella malavita, nel consumo di droghe, fumo, alcol e caffeina.

Dante Alighieri sintetizza tutto questo

nell’avvertimento che Minosse, giudice infernale nel cerchio dei lussuriosi, gli rivolge al suo passaggio:

“Non ti inganni l’ampiezza de l’intrare!” (Inferno, Canto V)

La parafrasi di tale verso ci fa intuire che il fatto che sia facile entrare, non significa, automaticamente, che sia anche uscire. Applicato al gioco d’azzardo, significa che chi gioca le prime volte può anche vincere e, ritenendo che la cosa possa ripetersi, continuerà a giocare, finendo col perdere tutto.

 

Chi gioca la prima volta e perde, continuerà a giocare pensando di essere in debito con la sorte, mentre finirà solo nel ritrovarsi in debito con Equitalia o con qualche strozzino.

  La voglia di sfidare la sorte, convinti che, prima o poi, si vincerà tutto quanto si è perso in precedenza, probabilmente rischierà di degenerare nella

ludopatia, una vera e propria dipendenza psichica che porta al dissesto economico del giocatore.

La morale della favola è che il gioco premia esclusivamente il biscazziere e rovina il giocatore. Per cui non è assolutamente chiaro il motivo secondo il quale la legge tolleri tale pratica. Il biscazziere ci offre solo un’illusione, ma, escludendo qualche isolato vincitore, la quasi totalità dei giocatori rimetterà soldi concreti  per inseguire quel fantasma inafferrabile rappresentato dalla vincita.

Il gioco scatena meccanismi rovinosi nella mente di chi lo pratica.

Ne approfitto per introdurvi un romanzo che vi consiglio, assolutamente, di leggere, ossia “Il giocatore“, di Fedor Dostoevskij. L’autore, nella sua opera, illustra come, gradualmente, un uomo normale ed intelligente entri nella spirale del gioco, e, a poco a poco, ciò diventi una ossessione a cui egli pensa in continuazione. Ritenendo che l’unico suo problema sia rappresentato dal non essere ricco, giunge alla conclusione che, con più denaro, potrebbe realizzare qualsiasi aspirazione e desiderio egli ambisca raggiungere. In più, si convince che con poche giocate fortunate, la ricchezza sia a portata di mano. Ma ovviamente fallisce. Si ostina a giocare e sprofonda ulteriormente nel baratro, buttando la vita sul tavolo da gioco e accettando che tanto la vita, quanto la pallina della roulette, siano affidate alla casualità.

Il protagonista ha trascurato un’altra opzione: conquistare gli obiettivi sfruttando le proprie capacità e l’impegno.

In generale, il gioco ha un tratto in comune con tante altre patologie: il meccanismo di fondo è lo stesso che spinge il pesce ad ingoiare l’esca oppure il topo ad infilarsi nella trappola.

(Foto di repertorio) Può esistere qualcuno che, contemporaneamente, assuma anabolizzanti con conseguenti patologie cardiache, fumi, sia cronicamente indebitato, sia accanito giocatore d’azzardo e finisca implicato in una inchiesta della magistratura su tangenti con infiltrazioni mafiose nonostante abbia già una condanna penale con condizionale? Per evidenti motivi legati alla privacy non posso farvene il nome, ma credetemi: purtroppo esiste.

L’esperienza, però, ci insegna che l’unico formaggio gratis è, appunto, quello che si trova nella trappola del topo: quando viene offerto qualcosa gratuitamente, è molto probabile che l’incauto che abbocchi venga uccellato.

La società è composta da una nutrita schiera di personaggi che si illudono di essere furbi approfittando di situazioni in cui, invece, l’unico risultato è quello di rimetterci pesantemente: ci sono i furbi delle scommesse, i furbi della droga, i furbi dell’alcol, i furbi del fumo, i furbi degli anabolizzanti, ecc. Figuratevi che disgrazia quando tante di queste presunte furberie si concentrano in un unico individuo.

Quando costoro scoprono di essere nei guai e realizzano di essersi rovinati perché volevano essere superiori agli altri ricorrendo a queste presunte scorciatoie al successo, accorgendosi che la gratificazione e il guadagno facile e onesto non esistono, provano uno tale senso di shock e di vergogna da non riuscire a chiedere aiuto. Spesso perseverano nel vizio, chiedondo prestiti agli amici, rubando e vendendo i gioielli di famiglia. Come ultima spiaggia, finiscono nello zampino degli usurai, illudendosi di poter ancora prendersi la rivincita sul resto dell’umanità, convinti di essere più intelligenti degli altri fino all’ultimo.

Purtroppo, solo alcuni, una minoranza, magari spinti da familiari o partner amorevoli, rinsaviscono e chiedono l’aiuto del medico.

Il resto, invece, costituito dalla maggior parte delle persone, sprofonda sempre più nell’abisso fino ad arrivare al suicidio. Rimangono solo laconici biglietti di addio in cui i suicidi si dichiarano sfortunati e privi di qualsiasi colpa oggettiva.

Non sarebbe meglio evitare di innescare tutto questo vietando il gioco, chiudendo i casinò, le sale bingo, le scommesse e le sale giochi?

 

Bisognerebbe avere l’onestà intellettuale di farla finita con questa tassa subdola contro il popolo che crea solo danni.

Basta con questi soggetti, autentiche sanguisughe del popolo, che spillano soldi, fanno pubblicità al poker in TV, on-line o ai concorsi e lotterie italiane ed europee!

Ritenete che questo sia un obiettivo realizzabile oppure l’uomo desidera intensamente e morbosamente di essere ingannato?

“Mundus vult decipi, ergo decipiatur” (“Il mondo desidera essere ingannato, quindi lo si inganni”, Petronio I secolo DC).

Con questa citazione, concludo e vi rimando al mio prossimo articolo.

Pigoscelide.

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